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InnominatolandAugust 22 Estate da Innominato
Questa estate è stata semplicemente straordinaria: sono stato due settimane in Sardegna, poi 3 settimane in barca a vela e adesso mi preparo ad andare 3 mesi in Germania. Iniziamo dalla Sardegna: due settimane di mare puro. Sono stato su delle spiagge con sabbia bianchissima, acqua cristallina in compagnia di gente di tutto il mondo. Ho conosciuto delle ragazze dell’Emilia Romagna e con loro sono stato sulla spiaggia di Punta Molentis e anche Porto Giunco. Poi quando sono andato a Costa rei con la mia famiglia ho conosciuto due ragazze di Meinz: erano simpaticissime e mi è piaciuto molto stare in loro compagnia. A porto Giunco ho conosciuto sempre una ragazza portoghese che per da poco si era trasferita a Villasimius con la famiglia per aprire un negozio. Con lei è stato interessante conversare perché mi ha raccontato molte cose sul Brasile, la mia terra natia. Non descrivo le varie spiagge perché le foto parlano da sé…La cosa stupenda è stata anche la lettura che avevo con me: “il Profumo” di Patrick Süskind un libro che ha stravolto il mio modo di pensare e che chiaramente consiglio a tutti. Il giorno lo trascorrevo tra le varie spiagge, la sera invece rimanevo quasi sempre a Torre delle Stelle. Un’esperienza meravigliosa che non dimenticherò… Una volta tornato dalla Sardegna sono ripartito subito da Bolzano per andare a fare quelle famose 3 settimane in barca a vela. All’inizio in programma le settimane di vela erano due, poi grazie ad una serie di combinazione sono rimasto a bordo un’altra settimana…Il viaggio è cominciato alle 5.00 di mattina. Nel pullman con me c’era la 1d del mio liceo e due ragazzi di terza. Nel pullman ci siamo conosciuti tutti e una volta arrivati sono stati formati gli equipaggi delle varie barche. Io ero su questa barca di nome Pandora, gli altri erano distribuiti su due altre barche una di nome Aleph l’altra di nome Samirah. La settimana sul Pandora non è stata facile, c’erano molte faccende da sbrigare: lavare 2 volte al giorno il ponte, lavare la dinette, le camere e soprattutto il bagno (3 volte al giorno). Durante i pasti bisognava dare una mano ad apparecchiare, sparecchiare, cucinare e cose del genere. A queste mansioni si aggiungevano i compiti durante la navigazione. Il Pandora è un’imbarcazione secolare, imponente con un fascino ed una bellezza innegabili, ma non bisogna lasciarsi ingannare dal così promettente aspetto: il Pandora è una barca complessa. Sette vele (randa di maestra, controranda, randa di trinchetto, quadra, trinchettina, fiocco, gran fiocco) ognuna con la sua scotta e la sua drizza tranne la controranda e la quadra, delle vele che sono sopra la randa di maestra e la randa di trinchetto). Le operazioni più frequenti erano l’issare e l’ammainare le rande e i fiocchi. Io ho avuto l’onore di ingerlare il fiocco: durante la navigazione stavo in piedi sul bompresso sentivo il mare sotto i miei piedi che veniva tagliato dalla prua del Pandora. Che esperienza! E’ venuta anche linea blu a fare delle riprese e io sono stato anche intervistato: quella giornata è stata ottima per veleggiare abbiamo fatto molte strambate e virate. La prima settimana è stata molto bella perché ho conosciuto praticamente tutta la 1d e con quasi tutti i suoi componenti ho stretto degli ottimi rapporti. Dire addio a quei compagni con cui avevo condiviso tanti momenti stupendi è stato un duro colpo: al momento della partenza mi è venuto un vuoto al cuore, una nostalgia indescrivibile che tuttavia io cercavo di nascondere davanti ai membri dell’equipaggio del Pandora. La seconda settimana anche è stata molto bella perché siamo riusciti a circumnavigare l’isola d’Elba. Anche durante la seconda settimana ho fatto amicizia con i ragazzi della 1a. La seconda settimana è stata diversa dalla prima perché ho cambiato barca: gli ultimi giorni invece di trascorrerli sul Pandora li ho trascorsi sul Samirah, barca dove c’era lo skipper che era napoletano. La terza settimana l’ho vissuta da solo col capitano del Samirah, suo fratello e 3 suoi amici. Siamo partiti sabato mattina e siamo andati a Porto Azzurro. La barca è rimasta ancorata fuori dal porto e noi (l’equipaggio) abbiamo raggiunto terra con un tender. Ormeggiato il tenderino, abbiamo cercato un posto dove mangiare, prima abbiamo bevuto un drink io un maracuja sour, e poi siamo andati a mangiare ad una enoteca del posto. E’ stata una cena squisita: tagliere con tutti i salumi possibili, poi olio dell’isola d’Elba e olio toscano per fare tipo delle bruschettine, poi formaggi tipici locali che ho assaggiato insieme a miele di Eucalipto e altre salse squisite. Il tutto accompangnato da un buon vino…Quella sera abbiamo conosciuto una ragazza che andava in giro a distribuire volantini per le discoteche… Il giorno dopo siamo partiti e siamo andati all’isola del Giglio: qui speravamo di farci il bagno ma non ci è stato possibile perché c’erano troppe meduse…Mai vista una concentrazione così alta di meduse. La sera siamo scesi a terra, ma non è successo niente di particolare. In nottata siamo partiti per Ponza. Abbiamo fatto turni di navigazione di 3 ore ciascuno. Io ero col capitano dalle 5.00 alle 8.00. E’ stato bellissimo timonare in mare aperto con il mio giubbotto da velista indosso: il capitano mi era vicino e mi aiutava a reggere la barca. Mi ha anche offerto del latte caldo con miele e dei biscotti...E’stato un momento unico, mi sentivo uno di quei personaggi dei libri di avventure che navigano alla ricerca di tesori e di mille avventure…Siamo arrivati a Ponza in serata. Dopo essere arrivati ci siamo accorti che c’era un problema al motore e quindi siamo rimasti a Ponza. La sera siamo andati a mangiare in un ristorante dall’altra parte dell’isola e abbiamo mangiato pesce. Dopo cena per digerire abbiamo passeggiato lungo la costa di Ponza. L’isola era piena di vita soprattutto il frontone…Bellissimo!!! Ho intenzione di ritornarci… Poi siamo tornati alla barca che era ormeggiata fuori al porto e dopo aver preso i bagagli, siamo scesi subito a terra per partire con il traghetto delle 5.30. Erano le 2.30 circa e mancavano 3 ore prima della partenza: ci siamo seduti da una parte e abbiamo iniziato a chiacchierare. Alla fine il momento tanto atteso è arrivato e siamo partiti col traghetto da Ponza fino a Formia. In traghetto ho dormito e ascoltato musica. Una volta arrivati a Formia siamo subito andati verso la stazione ferroviaria per prendere il primo treno per Napoli. il treno per Napoli Campi Flegrei era praticamente vuoto…una volta arrivati a destinazione, i signori che erano con me sono andati via per la loro strada io invece ho cambiato treno per raggiungere Piazza Garibaldi. Una volta arrivato a piazza Garibaldi ho preso la Circumvesuviana per Castellammare di Stabbia e lì è venuta a prendermi mia madre. Questo viaggio assurdo, fatto senza dormire la notte precedente, con dei bagagli pesantissimi è durato 7 ore circa. Qualcuno potrebbe chiedermi perché hai fatto tutto questo? La ragione è molto semplice…La situazione in barca non era delle migliori: l’igiene era relativo, il mangiare era sempre quello e quindi non ero mi sentivo molto a mio agio. La paura di rimanere lì a Ponza e di non arrivare a Napoli (cioè non partire per la Germania) ha avuto il sopravvento e ho deciso così di aggregarmi al resto dell’equipaggio. Mia madre è venuta poi a prendermi a Castellamare e ho fatto 30 minuti di macchina più o meno. Arrivato a casa ho mangiato e sono andato a dormire. Mi sono svegliato alle 5.30 del giorno successivo. Ho passato una settimana ad Agerola, nel più completo relax, leggendo il mio libro “la storia” di Elsa Morante. Alla fine è arrivato il momento di lasciare anche Agerola. Ad Agerola ho lasciato mio fratello, mia nonna, i miei cugini, i miei ziii in pratica i miei parenti. Il 2 agosto 2008 mia madre ed io siamo partiti per Bolzano: areo Napoli Verona. L’aereo era in ritardo di 2 ore e quindi siamo arrivati a Verona alle 15.00 da Verona a Bolzano circa 1 ora quindi sono arrivato a Bolzano che erano le 17.00. La sera sono uscito con Nicolas, Tanja, Elena e un altro ragazzo. Al gruppo si è anche aggiunto Weiss: birretta all’Hopfen e saluti in giro per piazza delle Erbe. Madonna quella serata c’era tutta gente che conoscevo…Una figata...saluti a destra e a sinistra. I giorni successivi li ho passati con la mia ragazza, al lido e con i miei amici. Alla fine giovedì è arrivato il grande giorno: il giorno in cui dovevo partire per la Germania. Dopo aver salutato i miei genitori, la mia ragazza (non dimenticherò mai l’ultima sera insieme), i miei amici sono salito sul bus e ho conosciuto i miei compagni d’avventura: Omar, Luca, Thomas, Irene, Tobia e altri…che dire non mi dilungo oltre dico solo che adesso sono in Germania e ci rimarrò 3 mesi per imparare il tedesco. L’intervento precedente esprime una delle mie caratteristiche più grandi: l’essere lunatico. Ci sono giorni in cui sono allegro anche se il mondo è in declino e ci sono giorni in cui sono triste anche se tutto è perfetto. L’intervento precedente doveva concludersi così: “Ieri mi sono svegliato e ho capito che sto cambiando. Phanta rei e quindi anche io, ma in fondo…rimango sempre l’Innominato.” Ora vado a fare ginnastica e concludo l’intervento… Un saluto a tutti e buon proseguimento di vacanze Lunatico e folleA volte mi sveglio e mi capita di pensare chi me lo ha fatto fare di venire qui in Germania…Che vuole questa gente da me? Mi sveglio la mattina alle 6.30, la notte non dormo perché il mio gastbruder suona. Il mangiare è sempre quello e il tempo è brutto. La mattina vado in bagno e trovo i capelli della mia gastschwester nel lavandino o vicino alla vasca oppure non so dove. C’è un gatto maledetto che è sempre in mezzo alle scatole e che nella sua inutilità è anche in grado di lasciare escrementi per la casa. A scuola c’è gente che ti guarda e inizia a ridere come se tu avessi qualcosa di comico, tutto sembra una finzione, un teatro dell’orrore, ogni cosa sembra sempre andare peggio e tu ti senti sempre più solo. Ci sono volte però in cui mi sveglio e dico sono l’Innominato e adesso affrontiamo la giornata: il cibo è quello, ma ci si abitua, il tempo si be’ non sarà mica sempre così no? A scuola il mio comportamento cambia e invece di badare alle cose che non vanno bene, vedo il lato positivo della faccenda. 3 mesi poi cosa sono? 12 settimane? 2 sono già passate…basta che moltiplichi questo tempo per 6…Nn è poi tanto, anzi è poco. Che morale ha questo intervento? Nessuna…Del resto perché dovrebbe averla? Mica ogni cosa deve avere per forza un senso? Forse vuole solo suggerire qualcosa…prendi la vita per il verso giusto, carpe diem e… April 02 Kiss the rainDove sei adesso?”. Una voce soave sussurrava queste parole. “adesso che avrei bisogno di te. Proprio ora non ci sei…”. Si alzò dal divano e andò a guardare fuori dalla finestra. Il cielo era grigio: sarebbe venuto a piovere di lì a poco. Il suo sguardo vacuo guardava fuori da quel vetro sporco. Il giardino stava andando in rovina. Da quando era andata via aveva smesso di curarlo come prima: e pensare che era stato proprio quel giardino a permettere che quei 2 si conoscessero… Molti anni prima. Un giorno di sole come tanti altri e lui stava curando il suo giardinetto. Era chino su una pianta quando una voce alle sue spalle “che bel roseto!!” lo distolse dalle sue meticolose operazioni. Si girò per vedere chi avesse parlato ma non vide nessun altro fuorché una giovane ragazza che con un capello di paglia si era fermata davanti al suo giardinetto. Il suo abito, in lino color verde acqua la copriva a sufficienza, ma non abbastanza per nascondere anche le gambe, belle e candide. Il suo corpo magro e apparentemente gracile era perfetto per quell’abito: sotto il verde acqua niente: era scalza e i suoi piedi così graziosi erano in equilibrio sulle punte, probabilmente perché la ragazza voleva meglio scorgere il roseto senza tuttavia calpestare il giardino. La sua pelle era candida e il suo bel collo sosteneva un capo aggraziato coronato da dei lunghi capelli lisci castano chiaro. Glaucopide, con quel rossetto rosso acceso sulle labbra sottili, stupenda come non mai, era lì curiosa come una bambina. Il ragazzo notando l’interesse della fanciulla le chiese: “vi piace?” “oh si è così bello!” “ se volete potete entrare per ammirarlo più da vicino…” “o ma non serve, non vorrei disturbarvi…” “non vi preoccupate…entrate. E’ un piacere accogliere persone che apprezzano la bellezza della natura e l’umile lavoro del giardiniere.”. “umile lavoro? Prendersi cura delle piante è più di un umile lavoro. E’ passione, è amore per la natura è pazienza, esperienza è abilità. Non dite che fare il giardiniere è un lavoro umile…” “avete ragione, ma non volevo sembrarvi presuntuoso solo per questo ho risposto così, ma vi prego entrate, mi fareste davvero felice…”. La ragazza entrò e iniziò a camminare sul prato verde appena tagliato. Si avvicinò al roseto. Quando passò vicino al giardiniere un ondata di profumo floreale lo travolse e lo stordì per un momento. Che profumo…E mentre era ancora incantato da quell’odore estasiante la ragazza gli chiese: “potrei prendere una rosa?” “certo prendetela, ma fate attenzione a non pungervi. Le rose sono belle, ma hanno anche le spine purtroppo…”. La ragazza cercò di seguire il consiglio del ragazzo tuttavia questo non bastò lo stesso a preservarla dalle insidie delle spine e così mentre cercava di cogliere una rosa si punse. Una gocciolina di sangue bagno il suo dito e iniziò a scorrere. Lei facendo finta di nulla continuò a cogliere la rosa. Una volta che l’ebbe colta si asciugò il sangue con un petalo di questa e ringraziato il ragazzo uscì dal giardino. Il ragazzo guardò il petalo che era caduto e avvicinandosi vide il sangue della giovine: quando capì che la ragazza si era tagliata, uscì immediatamente dal giardino cercandola con lo sguardo dappertutto eppure la ragazza sembrava svanita. Tornò alle sue faccende in giardino e mentre stava per riprendere a lavorare si accorse che vicino alle piante di mirtilli c’era un cappello di paglia. Si avvicinò e con sua sorpresa vide che era pieno di mirtilli. Il capello era stato girato per fungere da cestino. Probabilmente mentre lui si era distratto la ragazza aveva fatto tutto questo. Assaggiò uno dei mirtilli che erano nel cappello: era dolce e succoso, e così guardando meglio gli altri si accorse che erano tutti buonissimi. Aveva scelto i migliori. Ma cosa voleva fare quella ragazza? Rubargli i mirtilli? Ma come? Era una ragazza così dolce…e voleva ingannarlo? Mentre pensava, il profumo di quella ragazza gli tornò alla mente. Mangiando quei mirtilli sentiva il sapore di quelle labbra, odorando il cappello ricordava la bellezza di quel corpo e baciando quel petalo insanguinato le pareva di baciarle le diafane mani. Rimase steso nell’giardino e aspettò la sera: la ragazza non era venuta a riprendersi il cappello. Sopraggiunse la notte e lui si addormentò sul prato in quella notte stellata con la luna che col suo biancore latteo illuminava il cielo. Si svegliò all’alba e mentre i suoi occhi si abituavano alla luce mattutina e il sole saliva spandendo raggi rossi gialli verdi nell’etere limpido, ecco baluginare una figura davanti al suo giardino. Una sagoma indistinta aspettava all’ingresso. Lui si alzò lentamente scrutando intensamente quella figura, ma non riusciva a distinguere molto. Il sole alle spalle della persona era troppo forte perché si riuscisse ad intravedere qualche particolare. Quando fu in piedi e si fu avvicinato un po’ iniziò a sentire un profumo che gli era familiare: un profumo floreale, intenso, fresco e puro. A quel punto le sue gambe iniziarono a tremare, e il cuore iniziò a battere. Si appropinquò il necessario per poter distinguere il viso della persona che aspettava all’ingresso: era lei. Con una rosa tra i capelli, vestita come il giorno precedente era lì, ferma, aspettando qualcosa. Il giardiniere la salutò: “ buon giorno!” lei non rispose. “buon giorno!” ripeté lui alzando la voce. La ragazza continuava a non rispondere. “Siete venuta a riprendere il vostro cappello?”. La ragazza annuì. “Ecco il cappello è vostro. Scusate se ho mangiato i mirtilli che conteneva all’interno, ma erano troppo buoni. Li avete scelti alla perfezione.” La ragazza non parlava e fissava con sguardo imbarazzato il terreno: sembrava contenta del complimento, le sue gote diventarono rosse, ma non osò parlare. “Scusatemi se mi sono fatto trovare così in queste condizioni, spero di non avervi lasciato senza parole per questo motivo. Io non suolo dormire all’esterno è solo che ieri sera ero così stanco che il sonno mi ha preso tra le sue braccia e io non sono riuscito a sottrarmi al suo abbraccio…”. La ragazza sorrise. Ma mentre sorrideva di gusto perchè il giardiniere non aveva compreso il motivo del suo silenzio, una lacrima le scese giù dal volto. Prima una, poi un’altra e così via, come una pioggia, uno stillicidio continuo inumidiva il terreno e bagnava quelle gote rosse e quel sorriso. Il giardiniere che non capiva quello strano silenzio improvvisamente la sentì singhiozzare. “ Cosa vi succede? Perché piangete?”. La ragazza taceva. Lui con la mano le prese il mento e lo alzò guardandola negli occhi. Con un dito le asciugo le lacrime che scendevano. La guardò fissa negli occhi: “non piangete vi prego, non posso vedervi soffrire. Ditemi qualcosa altrimenti non posso aiutarvi…” Lei piangeva, si intristiva, ma non rispondeva alle domande. Lui non ci pensò 2 volte: la prese per i fianchi e la strinse a sé lasciandole poggiare il capo sulla spalla. Lei lo strinse più forte e strusciò la sua guancia sul suo petto. “la verità è che devo partire.” “partire? E dove andate di bello?” chiese lui accarezzandole i capelli. “vado lontano da qui, lontano da voi e dal roseto.”. La frase suonò come una lama gelida nel cuore del giardiniere. Non l’avrebbe mai più vista. Ma adesso non era importante consolare se stesso, ma consolare quella ragazza. “non abbattetevi io non mi muoverò da qui. Vi aspetterò…anche se dovessero passare anni. Il mio roseto sarà qui ad aspettarvi anche lui.” “non mi importa del roseto. Il roseto, i mirtilli, le piante che avete coltivato sono tanto belle, perché tanto bello è premuroso è il giardiniere che le cura. Il vostro modo di fare così gentile e il vostro aspetto piacente mi hanno colpito. L’idea di separarmi da una persona dall’animo tanto nobile mi rattrista.” “Ascoltatemi! Io anche sono rimasto colpito da voi, siete come la natura, bella, affascinante e generosa. Non voglio che voi non partiate per colpa mia. Io e voi saremo sempre insieme, basta che voi ricordiate quanto vi dico: “Kiss the rain Whenever I'm gone too long “ ma questo è il ritornello di una canzone…” “ Si hai ragione. La canzone si chiama kiss the rain. Pensate a quello che dice il testo. La musica ha tante funzioni tra cui quella di tenere compagnia, di consolare, di consigliare. Seguite quanto dice la canzone e vedrete che non mi perderete mai.” La ragazza facendo tesoro delle parole del giardiniere, lo baciò e poi partì. Qualche giorno venne a piovere, ma lui rimase dentro casa ancora scioccato per quanto era successo. Poi il tempo passò e si dimenticò di quella promessa fatta. Quel giorno mentre rimetteva a posto qualche pianta nel suo giardino, trovò il capello di paglia della ragazza e iniziò a ricordare. Ora stava per venire piovere. Quando smise di ricordare, vide che il vetro della finestra era bagnato. Stava piovendo: uscì fuori e baciando la pioggia cominciò a ricordare. La ragazza era come se fosse lì, davanti a lui. I suoi capelli si stavano bagnando e il suo viso anche, ma non era importante. Mentre lui era lì fuori, alla radio suonava una canzone: “kiss the rain”. In quel momento baciando una goccia di pioggia ricordò il bacio che gli aveva dato quella ragazza e piangendo forse per la gioia o forse per la malinconia iniziò a cantare. Su una spiaggia lontana, che pochi conoscevano, una ragazza era stesa sulla sabbia e guardava in cielo: stava piovendo. I suoi occhi si riempirono di lacrime e sussurrando le parole di una canzone iniziò a baciare la pioggia e a cantare. Quelle lacrime, quei sorrisi, quei pianti parvero per un attimo ricongiungersi: chilometri li separavano ma una sola cosa li univa, una canzone dei baci alla pioggia. Le nuvole grigie che avevano portato la pioggia pian piano si diradarono e dopo la tempesta solo 2 persone erano felici: una stesa nel suo giardino accarezzandoli petali di rosa e annusando un capello di paglia e l’altra era cullata dal rumore del mare. Non so quanto rimasero lì stesi a fissare il cielo so solo che entrambi si addormentarono cantando questa canzone: Kiss the rain Whenever I'm gone too long March 13 Un anno faUn anno fa ero fidanzato con una ragazza. Il tempo sembra passato velocissimo, mi sembra passato così tanto tempo. E’ stata la storia più seria che ho avuto fino a questo momento…La storia è finita per varie ragioni, sicuramente gran parte della colpa è stata mia lo devo ammettere. Quando una storia finisce si può provare a restare amici, si può smettere di parlarsi, si può reagire in molti modi diversi. Noi abbiamo provato a rimanere amici. Io mi sono sempre comportato da stronzo con lei, forse perché temevo che innamorandomi di lei ancora l’avrei fatta stare male di nuovo (sono convinto che quando leggerai questa frase sorriderai o riderai ), forse perché non credevo che lei sarebbe stata capace di essermi amica, forse perché gli amici che mi vedevano con lei ancora mi prendevano in giro allora io facevo lo scemo…Forse non c’è una ragione, la verità è una sola: nonostante lei abbia fatto di tutto per essermi amica io l’ho sempre rifiutata. Oggi per caso, mi ha scritto un messaggio in chat e io le ho risposto per la prima volta gentilmente. La mia gentilezza non è stata casuale né impulsiva: in un anno in cui ho sperimentato diverse relazioni, ho capito che quella ragazza, in quei due mesi mi ha veramente amato come nessuna ha fatto mai, né io nella mia stupidità lo avevo mai capito. Quando poi oggi mi ha anche scritto un messaggio dicendomi “Stasera, dopo un anno che non succedeva, ho ascoltato la nostra canzone..ho pianto e ho ricordato..mi hai resa felice un anno fa, grazie”. A quel punto i miei occhi sono diventati umidi…Dopo tutto quello che le avevo fatto passare, dopo il male che le avevo fatto, lei mi aveva scritto un messaggio del genere…Volevo risponderle con un messaggio, ma mi sono reso conto che un così bel gesto non poteva essere ricompensato con un semplice sms. Ho sentito il bisogno di scrivere questo intervento… La nostra canzone, e come dimenticarla… “come sei bella…” ti ricordi? Te la cantavo guardandoti in quegli occhi timidi che mi ricambiavano il mio sguardo languido che tradiva le mie intenzioni, mentre ti accarezzavo i capelli (cosa che odiavi ma che non mi hai mai impedito di fare), mentre ti baciavo, mentre ti dicevo ti amo (troppe poco). Sebbene non abbia mai avuto il coraggio di dirtelo, io in quei mesi con te sono stato bene, ho provato un sentimento che forse adesso un po’ mi manca…Ma è passato il tempo e le nostre strade che prima erano una sola si sono divise generando 2 vie diverse. Nessuno impedisce a queste strade di essere parallele ma non sovrapposte, ora lo so: si può essere amici, basta volerlo. Grazie per il tuo gesto, grazie per le parole che mi hai scritto, grazie per le lettere a cui non ho risposto, grazie per oggi, grazie per essere stata con me, grazie per avermi sopportato, grazie per avermi capito, grazie per avermi veramente e fortemente amato, grazie per tutto quello che hai fatto e fai ancora per me. Grazie… Ora dopo che hai letto questo intervento se ti sei commossa non piangere, il tuo viso ha già versato troppo lacrime per me non me le merito… Ti saluto e qualunque cosa accada ricorda che tu sarai sempre la mia Venere… Innominato
Ps. Gradirei che non ci fossero altri commenti fuorché quelli dell’interessata… Grazie L’Innominato March 12 CarmenHo pensato che se avessi scritto un testo forse ti saresti annoiata e non l’avresti letto e una poesia? No, la poesia sarebbe poco e poi io non sono un degno poeta per cantare di Carmen. Fare un componimento celebrativo? Avrei potuto ma mi sono reso conto che tu non sei come la mia musa Lady A, tu sei diversa. Provo qualcosa per te che non si può difficilmente esprimere a parole, qualcosa di sublime, un sentimento nobile, celeste, etereo. Provo questo sentimento, perché tu in fondo sei così: nobile, celeste, sublime, eterea, angelica, pura. Non esistono abbastanza aggettivi per cantare le tue doti e i tuoi pregi, accetta questa umile dedica che un tuo grande ammiratore ti scrive:
Sei Carmen per me
Carmen è musica. Carmen è canto. Carmen è poesia. Carmen è ispirazione. Carmen è degna di lode. Carmen è un incantesimo. Carmen è affascinante. Carmen è stupenda. Carmen è dolce. Carmen mi piace. Carmen è semplice. Carmen è sincera. Carmen è pura. Carmen è magnanima. Carmen è staordinaria. Carmen quando parla con me mi fa stare bene. Carmen mi guida. Carmen è un amica, anzi forse anche di più.. Carmen è un fuoco che arde. Carmen è aria fresca e soave. Carmen è profumo di fiori. Carmen è acqua limpida. Carmen è il mare che mi dà gioia e mi tranquillizza. Carmen è l’universo. Carmen è dovunque. Carmen è vita. Carmen è festa. Carmen è felicità. Carmen è luce. Carmen è candida. Carmen è spirito e preghiera. Carmen è un angelo. Carmen è il paradiso. Carmen per me è tutto. Carmen è un cielo stellato. Carmen è polvere di stelle (stardust) Carmen… Questo intervento è per te.
Un nero serafino Innominato
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